Nuovo capitolo

Ho buttato nel cestino delle brutte scarpe e una camicia bianca di cui anche mio padre, pur non avvezzo all’estetica, un giorno mi ha guardato e mi ha detto: “Ma devi metterla per forza quella roba lì?”

Ho lasciato una cravatta marrone, larga – e al tatto che sa di carta – dondolante su un appendiabito rotto. C’è un piccolo zaino stracolmo di scartoffie, manuali, cartelline, ricordi ed esperienze che fatico a chiudere e il mio antistress a forma di aeroplanino che mi sarà ancora una volta compagno sulla mia nuova scrivania.

Ho chiuso in anticipo un altro capitolo lavorativo, con un taglio netto, ma era doveroso. L’orologio davanti a me, questa mattina si è fermato. …E mi sono fermato anche io a ripercorrere questi quattro anni e una manciata di mesi trascorsi a rimettere in discussione, ogni giorno, il mio modo di lavorare. Ho imparato tanto, non solo dal punto di vista professionale; e tutto quello che ieri faticavo ad accettare o a comprendere oggi sa già di buono …ed è tutto più nitido.  “Era tempo per te di fare il salto”, mi è stato detto. E così ho saltato.

Cambiare fa paura, soprattutto a trent… (vabbè) ma è l’unico modo per stare al gioco e rimettersi in discussione.

I made it happen.