Conchiglia #10 🐚 – i sette palazzi celesti, le torri di Kiefer – Hangar Bicocca – Milano

Sette sorelle, sole in una grande stanza, l’una accanto all’altra, ma non vicine.

Non si sfiorano, ma dai loro innumerevoli squarci si guardano. Solide, sicure, ma a tratti fragili e instabili, parrebbero pronte a dondolare nella speranza di un’unione.

Padrone di casa da anni alla mostra permanente dell’Hangar Bicocca, illuminate laddove l’ombra le circonda sono i sette palazzi celesti, torri di Kiefer.

La sensazione di mistero che le avvolge pervade fin dall’inizio, sembrano piombate dal cielo, come se arrivassero da luoghi lontani e incassate su loro stesse. É bello accucciarsi ai loro piedi e immaginare che sussurrino, che parlino, che rivelino il loro mistero o il futuro. Porte spalancate e affacciate nel buio pronte a  inghiottire lo spettatore.

Le immagino in partenza come esploratrici delle stelle, di nuovi mondi, navicelle pronte alla scoperta dello spazio.

Qui, solo di passaggio.

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Divagazione #3 👀 – Una cravatta rosa

Chiusa, in un cassetto. Da mesi.

Avvolta su me stessa nella speranza che lui si accorgesse di me. Non conosco il perché, la ragione, il senso per il quale sceglieva sempre una delle mie sorelle. Chiedevo, al ritorno di una di loro a tarda sera, cosa le fosse accaduto e vagheggiando mi rispondeva che lui, il mio lui, si trovava nel suo periodo blu. Diceva che avrei dovuto aspettare.

Altri giorni.

Non capivo, ma l’attesa durò a lungo. Rimanevo sempre più sola. Piangevo. Mi sarei strappata, lacerata e avrei tagliato ogni mio filo di seta per poter essere la protagonista, almeno per una volta.

Una notte, infine, fui afferrata.

Con rabbia.

Legata stretta. Fino a non respirare.

Portata in un luogo caldo.

E subito sentii la mancanza delle mie sorelle. Non conoscevo e non avevo mai visto nulla.

Venni tirata,

allentata,

tolta e…

finalmente tornai a respirare, anche se affannosamente. Pensai di essere libera e di tornare a casa, ma mi ritrovai in un luogo sconosciuto.

Abbandonata, su un pavimento freddo, in terra. Avevo freddo. Rimasi lì ore. Forse giorni.

Poi, fui afferrata e finii in un cantuccio caldo, coperto e custodito da un bottone. Tornai a casa. Ritrovai i luoghi a me cari. E lì, rimasi per sempre.

Il suo periodo rosa era finito, ancor prima di iniziare.

 

Conchiglia #9 🐚 – Tuz Gölü – Turchia

Agosto.

Da Instabul percorro la Turchia nel suo cuore verso il mare, esplorando la Cappadocia e le città delle province più nascoste che sonnecchiano ancorate a un tempo passato.

Viaggio verso sud-est da Ankara, la capitale, quando, inaspettatamente,  una distesa di bianco, che si fa luce sferzante nei riflessi del sole di mezzogiorno, si staglia dinnanzi a me.

Sono arrivato a Tuz Gölü, lago salato di questa terra.

In estate questo bacino, ritirandosi, lascia grani di sale che si appoggiano l’uno sull’altro creando un tappeto bianco dove si può camminare e sentirsi a contatto con un luogo magico. La scorza del mio viso brucia, sembra la pelle tirata di un timpano pronto a essere percosso. Vorrei strapparmela di dosso.

Provo a correre verso il centro, allontanandomi dalla costa di qualche metro. Sembra un’illusione senza fine la linea del bianco che taglia di netto l’orizzonte, tra cielo e acqua… Laggiù, immagino, rimangono ancora rivoli d’acqua ad asciugarsi al sole.

Tocco il sale, si sbriciola tra le dita. Infiamma le mie mani.

È così: io continuo a stupirmi di quanti luoghi straordinari e unici ci siano in giro per il mondo.

Sempre.

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